venerdì 20 maggio 2016

Seriali

L'imbecillità da terzo millennio vissuto male ha prodotto un nuovo mantra. Sempre più di sovente, schiere di neo piritolli1 pronunciano con tracotanza quella che, secondo peculiari metri di giudizio, sembra essere la nuova quintessenza della modernità; una dichiarazione che, nel solito vocabolario basic e nella sintassi trasandata, racchiude tutta una virilità fatta di mega e gigabyte, di prestazioni ultraveloci, senso della legalità alla Fabrizio Corona, ed un'atterrente paura del nuovo:
“Ieri mi sono sparato quattro stagioni di seguito di Breaking Bad”.
Scrive Aldo Grasso: “la straordinarietà di molti telefim sta nella scrittura attraverso la quale queste vicende si legano e si dipanano, si sostengono e si rilanciano nell'obbligatorietà degli appuntamenti settimanali”2.
Tenere a mente, please: obbligatorietà degli appuntamenti settimanali.
Riflettiamo, ora, noi che abbiamo vissuto la serialità televisiva ante Web. Pochissimi (e chi scrive, non è tra questi), al tempo di Happy Days e Hazard, disponevano della cultura narrativa e televisiva, oltre che di una particolare sensibilità interpretativa, utile a comprendere il messaggio convogliato dal telefilm. Le serie appena citate, va riconosciuto, non erano particolarmente stimolanti in tal senso. Poco si prestavano al gioco di allusione, suspence e rimando che caratterizza, invece, il rapporto con lo spettatore nel telefilm moderno (almeno a partire dalla messa in onda italiana di Sette Storie Per Non Dormire e Ai Confini Della Realtà). Ciò di cui si disponeva, fino almeno i primi anni '90, fino a quando la 'tivù' generalista da una parte e il download dall'altra non ne hanno fatto un nemico, era il tempo, l'attesa – criteri, questi, messi in computo, tra l'altro, dagli stessi autori delle grandi stagioni narrative seriali. L'attesa del nuovo episodio (quasi sempre la settimana successiva) induceva ad una sforzo riflessivo, alla creazione di ipotesi, alla ricapitolazione del 'già visto' e alla valutazione dei caratteri dei personaggi in gioco. Componenti che potevano trovare conferma o disconferma solo alla successiva visione, con il messaggio in lenta, costante emersione dallo scarto tra questi due valori. Il pubblico più appassionato è stato quindi educato gradatamente attraverso lente modificazioni introdotte nella struttura espositiva e narrativa del telefilm.
Secondo Konrad Lorenz3, caratteristica distintiva dell'essere umano è la riflessione. Secondo un pensiero che potremmo ricondurre al tardo Jung4, invece, è adulto l'essere umano capace di progettare nel lungo termine - e quindi di attendere lontano della principali ansie. Inutile dissertare, qui. I dati parlano chiaro. I piritolli di cui sopra sono l'ennesima sottospecie di ritorno, del tutto funzionale alle finalita commerciali delle padronanze Web del vapore. Non interpretano, non dispongono di un livello di lettura, sono assorbiti dal finale (ansia da prestazione). Nessuna meraviglia, allora, se i marciapiedi, le ferro/aviostazioni, i bar dell'angolo, i centri commerciali, i cinema multisala, i centri storici e quelli benessere, le aule magne e di partito, le sale-riunioni e i centri-convegni pullulano di creature per le quali nemmeno più basta quella comprensione che si potrebbe elargire loro (la bellissima lezione di David Foster Wallace sull'umanità in cassa al supermercato). A prescindere dal prodotto - sebbene uno che guardi in sequenza ininterrotta quattro serie di Breaking Bad dovrebbe non solo “richiamare l'attenzione le Forze dell'Ordine”5 e quella del Servizio Tossicodipendenze più di chi faccia lo stesso con La Casa Nella Prateria (o forse no) -, chi fagocita in maniera apparentemente indolore quattro o più stagioni di un'opera che è invece concepita con attentissime calibrazioni temporali, o vanta un quoziente intellettivo pari a 184 - ed allora è Ted Kaczinski - o più semplicemente rientra nell'ultracitato calderone degli italiani che non leggono più, neanche più interessati ad affrontare l'ultima pagina per vedere 'come va a finire' (si rivolgono al medium che maggiormente asseconda la passività di ognuno).
Siamo al ribaltone. L'opera cinematografica è resa episodica da chiacchiere, minzioni nevrotiche, sms, pop corn, pomiciate e battute ad alta voce. La serie, al contrario, muta in un continuum che ha molto a che fare con la modalità di fruizione imposta dalla 'rete'. (Mc Luhan aveva ragione).
Pensateci.
1Per un approfondimento sulla figura del piritollo, si legga l'articolo L'Italia al Tempo dei Piritolli, di Pietrangelo Buttafuoco;
2Aldo Grasso, Buona Maestra, Mondadori 2007;
3Konrad Lorenz, Gli Otto Peccati Capitali Della Nostra Società, Adelphi, 1974;
4Aldo Carotenuto, Amare Tradire, Bompiani, 1991;
5Il Teatro Degli Orrori, Dell'Impero Delle Tenebre, 2010;

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