mercoledì 31 gennaio 2018

SCEMO & PIÙ SCEMO. Radio Deejay e Radio Freccia banalizzano in diretta due grandi film.


Poche altre cose mi risultano maggiormente urtanti del sentire banalizzati o fraintesi i film che amo.
È toccato giorni fa a Into The Wild–Nelle Terre Selvagge ricevere tale trattamento, per mano di Nikki e della cricca di Tropical Pizza (Radio Deejay), i quali hanno sostenuto, in diretta – forti di un'ascoltatore intervenuto via sms – che il bel film di Sean Penn, del quale ricorre il decennale, è perfetto per 'concludere'. Traduzione: limonare.
Sia chiaro: limonare è bellissimo. Ma la pratica non gode di carta bianca. Voglio dire: uno non interrompe l'evacuazione perché ha occasione per limonare. C'è un momento per tutto.
Vi starete chiedendo – immagino – com'è che il vostro umile cantastorie rientra nel novero degli ascoltatori di Tropical Pizza. È semplice: penso non vi sia nulla di più corroborante per la propria autostima del mettersi a confronto con persone le cui carriere riteniamo coronate da immeritato successo. Se tale mediocrità può godere di una base d'ascolto a livello nazionale, quelli come noi non sono ancora morti. Hanno un domani. Training autogeno, signori.
Di tutte le sequenze memorabili - della commistione fortissima con la colonna sonora, del messaggio politico, dell'interpretazione di Emile Hirsch, della regia naturista di Penn - Nikki e i suoi hanno ricordato solo la parte dove un'adolescente Kristen Stuart tenta di sedurre il protagonista. Il quale, però, da vero radicale, reprime l'istinto abbandonando il campo. E giù risate, allora, per quel frocio di Alexander Supertramp. E fischi, invece, per la bella Tracy, figa nomade che loro – la clique di 'Tropical', veri maschi – mai si sarebbero lasciati sfuggire.
Into The Wild come film sulla fica. Niente male.
Trattandosi di un programma radiofonico, non poteva mancare la messa-in-onda di Hard Sun, l'epica canzone che qui nella versione di Eddie Vedder regala allo spettatore uno dei momenti topici della pellicola: la fuga in macchina del protagonista (capitolo1: la mia nascita). È stata descritta dal solito Nikki come una canzone “che va bene sempre, in ogni momento”. Ecco: dire questo di una canzone che tratta del rifiuto ad adattarsi, appunto, ad “ogni momento” istituzionalmente imposto, significa averne del tutto frainteso il messaggio – o, più semplicemente, non averlo mai afferrato.
Il protagonista di Into The Wild-Nelle Terre Selvagge fuggiva da quelli come Nikki. E, certo, pure da quelli che come me gli prestano ascolto.
Per restare in tema di clamorosi fraintendimenti cinematografico-narrativi, quelli di Radio Freccia, ieri l'altro, non hanno voluto essere da meno.
Parlando di Mystic River – forse il film più bello, maturo e riuscito di Clint Eastwood, insieme a Million Dollar Baby -, hanno dato l'aire all'ennesimo radioascoltatore mediaticamente intervenuto, il quale ha precisato – sentite qui! - che “quel personaggio”, “quello tutto strano”, “quello che ad un certo punto viene ammazzato”, lui, il radioascoltatore cioè, non lo regge, e, giunto a quel punto della visione, puntualmente spegne il televisore.

Senza vergogna alcuna.
A parte il fatto che, giunti a quel punto della vicenda, si è oltre la seconda ora di un film di due e 20, e quindi alla fine. (Avete presente quelle persone che, sostenuti tutti gli esami all'università, decidono di rimandare la tesi a vita? Stessa cosa.). Il “personaggio” in questione è Dave Boyle, protagonista di una vicenda che lo vede sottomesso dalla vita a partire da un abuso subito in tenera età fino alla morte violenta 25 anni più tardi per mano del suo supposto miglior amico. Interpretato magnificamente da Tim Robbins - capace, quest'ultimo, di rendere in maniera straziante e impietosa tutto il vissuto di estrema sofferenza del personaggio -, checché ne dicano quelli di Radio Freccia e i loro ascoltatori, non è semplicemente “quello che viene ammazzato”: rappresenta la chiave di lettura dell'intero film. E quindi interrompere impulsivamente la visione di Mystic River a questo punto significa o non aver compreso o non voler comprendere – che è peggio.
Mi chiedo: cos'hanno nella testa, queste persone? Da quando, alla radio, si può banalizzare e scherzare su di una vittima – qual è a tutti gli effetti il personaggio in questione - ancorché frutto di invenzione narrativa?
Mi consolo pensando che, con molta probabilità, anche gli amici di Radio Freccia seguano la tendenza endemicamente italica a parlare di cose, fatti e persone dei quali non si ha alcuna conoscenza.

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