mercoledì 29 novembre 2017

UNA COSA A TRE. Starring: Lilli Gruber, Alessandro Di Battista e Riccardo Scamarcio.


Quando ieri sera (27 novembre), come da rituale, Enrico Mentana ha annunciato gli ospiti di Lilli Gruber a Otto & Mezzo, ho prorotto in una risata isterica.
Alessandro Di Battista e Riccardo Scamarcio sono stati infatti accomodati nello studio di La7, nella fascia oraria dedicata all'approfondimento, per discutere di...
DI BATTISTA CHE ANNUNCIA  L'INTENZIONE - UFFICIALIZZATA DALL'USCITA DEL SUO LIBRO - A NON RICANDIDARSI ALLA PROSSIMA TORNATA ELETTORALE.
Autoerotismo.
Un po' propaganda (ma chi ci crede, oggi, senza vedere, come San Tommaso, alle dichiarazioni d'intenti di un politico?), un po' marchetta (difficile che un ospite della Gruber non abbia con sé qualcosa da promuovere).
In quale veste fosse presente Scamarcio, invece, non si è capito fino quasi al termine della trasmissione, quando l'annuncio della sua partecipazione al film di Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi - dopo che si era prodotto per una decina di minuti buoni in analisi politiche vacue ed uno sproloquio su Alitalia - ha risolto ogni incomprensione.
Altra marchetta, quindi.
Ma non è nemmeno così.
Gruber, “pastore di suo fratello e […] ricercatore dei figli smarriti”, non era interessata né all'interpretazione di Scamarcio né al cinema di Sorrentino: intendeva scoprire come, in questa pellicola di prossima uscita, vi sia dipinto l'ex-premier. Punto. Indagine sotto copertura.
“Berlusconi come la prenderà? Gli piacerà o si arrabbierà?”.
(Domanda che vanta un sottotesto intimidatorio da grande cinema.)
Risposta di Scamarcio: “Secondo me gli piacerà. […] Io non posso dire molto: ho firmato una lettera di segretezza.”.
Agghiacciante.
Ma tutto torna.
Gruber non sembra proprio la signora alla quale ti puoi trovare seduto accanto, al cineforum. È la classica persona in carriera che al cinema – proprio - non ci va. La sua curiosita non è artistica. In nulla e per nulla. È l'ingaggio di Scamarcio nel ruolo di Gianpaolo Tarantini, il reclutatore di troie delle notti del bunga-bunga, ad averne attivato pavlovianamente l'istinto predatorio e famelico. 'Fanculo a tutto il resto, al cinema e al premio Oscar de La Grande Bellezza.
La conduttrice di Otto & Mezzo pretende di essere credibile anche quando, parlando sopra a Di Battista, che poco prima si era riferito ai politici “imbullonati alla poltrona”, prende le difese a tutto campo di sua santità Berlusconi – che invece, a 81'anni suonati, vuole correre alle prossime 'politiche', ma lui, no, non è di quelli imbullonati alla poltrona.
Berlusconi è una persona cui il seguito – più determinato persino dei papa boys - non consente la condanna alla condizione manzoniana di innominato. Quando Di Battista, parlando in studio, ne fa riferimento chiamandolo “il soggetto”, Gruber interviene con la prontezza di un cane pastore: “... che si chiama sempre Silvio Berlusconi...”. Berlusconi, per i suoi seguaci – e Gruber da la netta impressione di esserne parte -, è il nome del padre teorizzato da Massimo Recalcati. Non Ulisse, ma il padre autoritario senza la cui parola nulla può essere detto o fatto. Ed i suoi figli (l'elettorato, i sostenitori), ahinoi, non sono dei Telemaco.
Berlusconi, d'altronde, è un altro che al cinema sarà andato, l'ultima volta, per Gola Profonda. Da lì in avanti, i pompini non ha più voluto vederli su schermo: se li è fatti fare.
Dopo una siffatta puntata, in certe redazioni appartenenti a quel non meglio precisato estero che tanto sembra eccitare la nostra, otto e mezzo non sarebbe il titolo della trasmissione, ma il tempo massimo concesso a conduttore ed autore – coincidenti, nel caso in questione – per lasciare l'emittente senza più farvi ritorno.
L'impressione – lungi da quella dell'assistere ad un approfondimento giornalistico di prima serata - è stata quella di una triste assemblea condominiale, dove i condomini, dietro la facciata di cordialità e l'obbligo a parteciparvi, nutrono il più totale disprezzo: per l'amministratore e per gli intervenuti.
E poi: la smettano, quelli di Otto & Mezzo, di utilizzare i grandissimi Arcade Fire di Rebellion (Lies) come sigla d'apertura.
Era ora che qualcuno lo scrivesse – giusto?
Non ringraziatemi: lo faccio volentieri, per voi.

Nessun commento:

Posta un commento