domenica 8 ottobre 2017

MERDA 100% (LAVARE CON CURA). L'ultimo singolo degli U2.


Qualcuno di voi ricorda la battuta di Cochi Ponzoni, quella che fa: “Ma lo sa che lei è un mio grande ammiratore?”?
Se è così, ciò significa che siete vecchi quanto me, e quindi in grado di ricordare che, quando il comico milanese andava pronunciandola all'apice della carriera, in quel di Dublino gli U2 non erano ancora nati.

Questo fa capire quanta influenza egli abbia avuto sul gruppo irlandese, se questo, 40'anni dopo, va ad intitolare il suo ultimo singolo You're The Best Thing About Me, sei la miglior cosa di me, titolatura ponzoniana al 100%, ma portatrice, diversamente dall'originale, di infinita tristezza.
Perché messe da parte tutte quelle baggianate romantiche (l'innamorato che vive nell'altro e via dicendo), la fuffa sui riferimenti alla Motown (!) e le supposte tragedie personali (il peggiore di tutti i ricatti: la pietà), qui si sta parlando di persone prossime alla sessantina, stelle conclamate del rock (o di quel che vi resta), egocentrici di primo livello, a partire dal loro leader indiscusso, Bono, che tanto hanno coltivato il proprio ego in questi decenni dall'essersi ridotti a non vedere altro che se stessi e a convincere di ciò un po' tutti coloro che vi lavorano insieme. Non ultimo il regista (!) svedese Jonas Åkerlund, responsabile dello spaventoso videoclip.
Partiamo da qui.
L'arte del video musicale è un'arte complicata. Richiede, oltre che sensibilità, una bella dose di inconfessabile videodipendenza (per capirci: guardi incantato tutta l'opera di Stanley Kubrik, ma anche le repliche di Uomini & Donne, in entrambi i casi traendone ispirazione). Questo non è un videoclip: è, a tutti gli effetti, una marchetta, un video promozionale. Va bene se sei appena uscito da X Factor. Non va bene per nulla se sei un pluripremiato ed affermato gruppo musicale in attività. E poi: basta con gli irlandesi a New York. È storia risaputa, come quella degli italiani del Bronx. Sono storie da bandire, se l'unico utilizzo deve essere quello strumentale del luogo comune. La firma degli autografi, i selfies con i fans, l'ennesimo concerto sul rimorchio lungo la quinta strada, la skyline sullo sfondo, ammiccamenti e saluti alla folla che neanche papa Francesco. Decisamente, non ci troviamo nel territorio del non-visto, del visionario.
Musicalmente siamo davvero ai quattro soliti accordi, al punto da dubitare che quelli impiegati siano frutto di una scelta artistica. Suono la chitarra da quando ero ragazzo, e come loro sono stato un autodidatta. È tipico di questa categoria arenarsi sui famosi, soliti quattro accordi, fatte salve le eccezioni costituite dai talenti (cinque, sei, non di più, e i quattro irlandesi ne sono esclusi). Negli anni ho allargato di molto la mia concezione armonica, non per grazia ricevuta (non sono Bono), bensì attraverso la fatica dello studio. In altre parole: non c'è oratorio dove lo strimpellatore ufficiale non sia in grado di riprodurre qualsivoglia successo recente del quartetto irlandese nel giro di un pomeriggio. Pensate sia possibile con ogni altro celebre artista? Certo che no. Provate con dei brani del fu Michael Jackson – giusto per citare uno che non era propriamente di nicchia -: impazzirete molto prima di quanto pensiate.
Quanto all'analisi del testo, più che risparmiarvela, non ci penso proprio, a farla. Ci sono legioni di mentecatti cui compete questo compito. Perché a questi si rivolgono, ormai, gli U2.
Il colpo di grazia è assestato dalla foto di copertina, dove la figlia di Edge - espressione vacua, capigliatura da ospite di casa circondariale pre-Basaglia - è ritratta da Anton Corbjin in uno scatto sorprendentemente privo di ogni significato, se non quello di un'autoreferenzialità che coinvolge persino la prole. (Alla faccia della libertà di espressione, signor Corbjin! E per fortuna che che i grandi familisti, i nepotisti d'Europa siamo noi italiani, signor Evans!).
Visionarietà, profondità, sperimentazione, sensibilità. Caratteristiche una volta appartenute alla band irlandese e che oggi sono appalto di ben altre, diverse formazioni.
Come quella che ha visto coinvolti Arcade Fire ed il regista Tarik Minou, per lo strepitoso videoclip di Creature Comforts, che sarà l'oggetto del prossimo post.
Sempre che i fans degli U2 non si rivelino permalosi e mi attendano sotto casa.

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