sabato 15 luglio 2017

Dieci Piccole Grandi Cose


In questa stagione di caldo asfissiante, natiche scoperte, ostentazione di tatuaggi improbabili, comportamenti coatti e disperazione assoluta (in parole povere, in questa ennesima estate 'dimmmerda'), ecco, in omaggio al mitico Cuore, le...
DIECI COSE PER LE QUALI VALE LA PENA VIVERE!
Fatti, persone, musiche, film e parole in grado di fornire testimonianza, ispirazione, visione del mondo, esempio. Meglio: in grado di dare – o ridare – speranza a chi ancora la cerca o ne sente il bisogno.
1) IL CINEMA DI PAUL T. ANDERSON
Dall'esordio di Cigarettes & Coffee a The Master, 20'anni più tardi, due decenni di grandissimo cinema che forse prima di lui arrisero solo a Stanley Kubrick. Talento autodidatta, ha regalato ai cinefili del mondo momenti memorabili. La sequenza del dialogo maestro-allievo tra Philip Seymour Hoffman e Joachim Phoenix è già assurta a gloria imperitura. Gioia per gli occhi. E per il cuore. Tutto da vedere.
2) IL JOSHUA REDMAN QUARTET
L'età media di questa incredibile formazione, al tempo del disco d'esordio, Wish, era di 22 anni (!). Suonarono insieme per tre incidendo due soli dischi, e producendosi in performances che lanciarono ognuno suoi componenti in carriere di successo nel jazz contemporaneo. Un esempio di quale e quanta creatività sia propria dei giovani quando è presente passione e dedizione. Un esempio per tutti gli sbarbati.
3) MARCO PAOLINI RACCONTA IL VAJONT
In un paese ormai dichiaratamente semianalfabeta, nulla è più efficace alla rieducazione di una storia ben raccontata. Vajont - Orazione Civile narra in tempo reale della frana per incuria che nel 1963 fece strage di 2000 anime innocenti. Un monologo mozzafiato di tre ore e un quarto che Paolini porta al climax con un grido (“Adesso!”), precisamente alle 22:39, l'ora del distacco della frana. Impossibile non uscirne profondamente scossi e turbati. Da applauso ininterrotto.
4) LA VOCE DI ROGER WATERS
Con buona pace dei tanti ottusi fans dei Pink Floyd, mai la voce di Roger Waters ha suonato così profonda, limpida e ispirata come nel disconosciuto capolavoro The Final Cut. Nel brano omonimo il perfetto equilibrio tra cantato, parlato, adesione al testo e pronuncia strappa a David Gilmour il solo più lirico e straziante della sua carriera, roba da lacrime agli occhi. Dopo quella registrazione, i due non si sarebbero più parlati per oltre 20'anni. Fantastico.
5) GLI EDITORIALI DI INDRO MONTANELLI
Checché se ne dica, gli editoriali che 'il direttore' scrisse sul suo Il Giornale rimangono un esempio straordinario di coraggio, libertà di pensiero, scrittura rapida e leggera. Gli valsero quattro pallottole in corpo e tutta una serie di travagli personali che lo segnarono nel profondo. Quello scritto all'indomani della strage di Bologna, Se, in particolare, è un vero e proprio manifesto di individualismo anarchico, disconoscimento di ogni ideologia e rabbioso grido di giustizia per gli innocenti di tutto il mondo. Da inserire nei programmi scolastici.
6) GLI SCRITTI DI LESTER BANGS
Le stars della musica fanno molto più schifo oggi che ai tempi dello zio Lester. Le loro produzioni spesso non sono da meglio. Eppure ci si guarda bene dal criticarli come meritano. E questa, da sola, sarebbe ragione sufficiente per rileggere gli scritti sulla musica del più grande scrittore americano del '900. Per la nascita – o rinascita - di uno spirito critico; per un rinnovato rispetto della nostra personale sensibilità; per preservare l'arte musicale dal saccheggio dei predoni; per una scoperta – o riscoperta – della controcultura. Ma sopratutto per capacitarsi di quale grande risorsa intellettuale può costituire una critica musicale che si distacchi coraggiosamente dal mainstream. Buona lettura.
7) QUELLI DI GROCK
C'è una compagnia di teatro, a Milano, che 40'anni rivisita i classici da una prospettiva circense, ispirata al leggendario clown Grock. Può sembrare fuorviante. La verità è che assistere ad una loro rappresentazione significa fare esperienza di un teatro che si rinnova nella fisicità del corpo e della parola. Sono spettacoli di straordinaria vitalità, dove le odierne nevrosi prendono la forma di maschere del passato. Attori fantastici e zero noia. Da vedere almeno una volta nella vita.
8) DANIELE LUTTAZZI
Per tanti è un comico (sbagliato). Per i più quello inculato da Berlusconi (sbagliato). Per altri ancora il tizio che copiava le battute dal Letterman Show (sbagliato). Daniele Luttazzi è un genio della satira, autore di battute dall'impatto devastante e di trasmissioni televisive che hanno messo all'angolo persino le menti più adattive. Spin doctor e medico mancato, ha analizzato la propria arte in libri che sono al contempo trattati di fenomenologia e saggi di comunicazione. Se volete farvi una cultura e un po' di grasse risate, è l'uomo che fa per voi.
9) THOM YORKE
Vero e proprio signore del suono, manipolatore e sperimentatore di materiale audio, è sicuramente la voce più ardita del panorama indie ed electronica. Dai dischi come solista al side project con Modeselektor – e tralasciando, in questa sede, il lavoro con i suoi Radiohead -, Thom Yorke si pone sulla scena musicale come instancabile creatore e ricercatore. Perla assoluta: il brano Hearing Damage, inserito nella colonna sonora dell'adolescenziale The Twilight Saga: New Moon. Nomen omen. Ascoltare per credere.
10) LA NAZIONALE ITALIANA DI PALLAVOLO 1989-1996
Nell''89 i professionisti della pallavolo, in Italia, erano retribuiti né più né meno quanto dei lavoratori co.co.co.. Il livello della pratica era basso, i risultati irrilevanti. Guidati dal carismatico Julio Velasco e da uno spirito di sacrificio impensabile per tanti campioncini di oggi, vinsero tre mondiali di seguito, passando alla storia come “la generazione di fenomeni”, e gettando le basi della iperprestante pallavolo odierna. Allenamenti sfiancanti, umiltà, carattere, coesione. Altro che vittorie ai rigori.

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