martedì 8 settembre 2015

MONEY FOR NOTHING. La grande bufala dei megaconcerti.

Mi accorgo solo ora che gli U2 hanno suonato in Italia, ed io, per la prima volta in trentatré anni, ho prestato all'evento la stessa attenzione che do alle parole di un Renzi o di un Lupi. Nulla.

E dire che si trattava di un evento non da poco: doppia data con apertura del tour , tutto esaurito e prove in loco (Torino). E che canzoni come A Day Without Me, Gloria, Red Light, A Sort of Homecoming, Wire, Indian Summer Sky, hanno illuminato e reso accettabile la mia adolescenza. L'incontro con la bellezza e la profondità.

Nulla. La più totale indifferenza.

Settimane addietro, stavo seguendo il prime time di Radio Rai2, quando l'evento è stato oggetto di una promozione di quindici, venti minuti (marchettone), lungo i quali la conduttrice ha raccontato, in preda ad irrefrenabile entusiasmo, della corsa planetaria all'approvvigionamento dei biglietti. Ecco perché oggi me ne sono infine ricordato. Cifre da weekend lungo in Liguria per un solo ingresso. Intere famiglie in trasferta per assistere alla doppia data. Il recordman della stagione, ci informano senza vergogna, è un brasiliano, con circa milletrecento euri sborsati per tre ingressi – ai quali vanno aggiunti trasferta e soggiorno. E ce lo raccontano a sottolineare come questi che sanno il fatto loro! Pur di soddisfare il buon gusto che li caratterizza, non badano a spese. Non come noi.

Buon gusto? Ma se sono anni ed anni che questi ex rockers non fanno altro che sfornare dischi tutti uguali, deludenti, banali; e dare loro seguito con tours il cui unico fine è quello di fare cassa. “Ah, imperdibili!”, ti dicono.

Bene. Se questa gente per te è imperdibile – e parlo di U2, Springsteen, Rolling Stones, Madonna, Metallica, Ligabue, Vasco, Eros, Lorenzo e tutti coloro che non si fanno scrupoli a chiedere centoventi euri per un terzo anello -, il tuo profilo rientra di fisso tra i seguenti. Sei:

    a) John Fitzgerald Kennedy (come JFK, la ricchezza di famiglia ti protegge dalla crisi in corso, e come lui ne diverrai consapevole solo fra qualche anno [il presidente scoprì quella del '29 negli anni quaranta, studente ad Harvard]);
    b) Carlo Massarini (sei una leggenda vivente del tuo paese, e godi di accrediti per ogni evento, cioè entri gratis);
    c) Joe Kavanagh (sei così disperato che accetti il ruolo di piccolo corriere della droga pur di assistere al concerto);
    d) Pamela Des Barres (non ti accontenti di una data: vedi tutte quelle nel tuo paese ed un buon numero di quelle continentali, ma ,a differenza delle groupies, paghi tutto);

E questi del servizio pubblico che fanno? Ti raccontano dell'asta al rialzo illimitato per conquistare non uno, bensì più biglietti, al prezzo che per molte famiglie è il mensile – o neanche.

Segue ora un elenco random di artisti visti dal sottoscritto, con relativo tariffario:

  • Billy Cobham - € 16;
  • Mike Stern - € 20;
  • Anathema – gratis;
  • Paco De Lucia – L. 22.000;
  • Stefano Bollani ed Enrico Rava (ft. John Scofield) – € 18;
  • Steve Grossmann – gratis;
  • Brad Melhdau Trio – gratis;
  • Paolo Fresu – gratis;
  • Dave Kilminster e Guthrie Govan - € 16;
  • Bansky - £ 3;
  • Damien Rice - € 26;
  • Caparezza - € 15;
  • Marta Sui Tubi - € 14;
Capiamoci: nussun artista può chiedere le cifre che la conduttrice di Radio Rai2 ci ha somministrato come un farmaco generico. Nessuno di loro vale quelle cifre. Se è possibile – e lo è – sentire Daniel Baremboim in platea alla Scala per quaranta euri, e vedere Bansky per tre sterline – cifra calmierata dallo stesso artista: che genio -, va da sé che quando gli Stones te ne chiedono centoventi, è in corso un inganno – questo sì 'diabolico'.

Che il servizio pubblico impieghi una simile leggerezza in tempo di crisi, è piuttosto sconcertante.


Che nello specifico, a farlo, sia Radio Rai2, un canale che parla ai giovani, la categoria cioè più sfruttata e colpita da questa crisi, è – come cantava un altro grande nostro artista - 'Fuori dal Tempo'.

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