mercoledì 21 settembre 2016

Varie ed Eventuali

In un periodo caratterizzato da una pletora di argomenti di assoluta rilevanza, eccone cinque che mi hanno particolrmente irritato.

Charlie Hebdo

Ha fatto discutere la vignetta del settimanale satirico sul terremoto in centro Italia. Fiumi di parole e nessuna vera analisi critica dei contenuti. Tranne quella di Daniele Luttazzi – passata naturalmente sotto silenzio-stampa (a riprova che gli ordini di Berlusconi valgono ancora oggi come encicliche papali). Ditemi perché, se è sensato chiedere lumi ad un politologo quando non capiamo un cazzo della politica nostrana, non lo è rivolgersi ad un autore satirico quando non si capisce una battuta? Quella di Luttazzi è una spiegazione chiara; diretta; compressa in un lessico appropriato; capace di fornire anche agli sprovveduti criteri di lettura affidabili. Andate a leggerla: ne uscirete arricchiti. Pochi sono in grado di interpretare il presente come fa Daniele Luttazzi per mezzo della propria tecnica satirica. Che la televisione italiana tutta abbia estromesso un talento come il suo, la dice lunga sulla condizione ideologico-culturale della televisione italiana. Tutta.

Il Ciclone

A Radio Deejay hanno definito “film storico” Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni. Motivazione: il dicembre prossimo la pellicola compie 20 anni. Un po' come quando ti dicono che a diciotto sei 'maturo'. Pieraccioni come Bergman, quindi. Mi rendo conto della sterilità di questa mia nota scritta: nulla di diverso da quanto qui riportato verrà mai partorito dall'emittente di Via Massena. Il suo pubblico è fatto così: persone che concepiscono la storia come serie di avvenimenti seguiti alla loro nascita. Il compleanno come anno zero. Come per Gesù Cristo. Ciliegina sulla torta: al fine di celebrare lo 'storico' genetliaco, il film è stato proiettato sulla facciata della basilica di Santo Spirito, a Firenze, lo scorso dodici settembre. Leonardo Pieraccioni, dal suo, ha fatto sapere che l'intenzione 'registica', dietro allo sforzo di 20 anni fa, era quella di fornire allo spettatore uno sguardo non tanto sulla vita in Toscana, quanto sull'Italia “nel suo insieme”. Io, che in questi 20 anni, non sono mai riuscito a liberarmi della sua visione (del film, ma anche di Pieraccioni stesso), non ricordo, in sala, spettatori confusi, convinti di assistere ad uno stralcio di vita dello Jutland o della Danimarca “nel suo insieme”. Ad ogni modo, grazie, Leonardo. (Nota a margine. Avete notato l'evoluzione del clero quanto a costume sessuale? Nessuno ha più niente da dire, nel proiettare in faccia ad un edificio sacro sequenze di donne semivestite e sudate, impegnate nella sensuale danza flamenco. Visione consigliata: Spotlight, di Tom McCarthy).

Nostalgia Canaglia

Filo diretto con gli ascoltatori nel corso della rassegna stampa del mattino di Radio Rai 3. Con voce commossa una radioascoltatrice notifica il conduttore dell'immenso piacere provato nel rivedere Cesare Salvi (!) alla recente reunion dei dalemiani qualche settimana fa. È proprio un paese di nostalgici e di retrogradi, il nostro. Come si può provare piacere di fronte a simili riesumazioni? Chi è in grado, senza pensarci a lungo, di citare un provvedimento, una legge, una battaglia, una qualsiasi azione o frase per i quali uno qualsiasi dei politici nostrani degli ultimi 25 anni verrà certo ricordato e rimpianto? Nonostante questo, con persone così condividiamo la cabina elettorale. Emotivi politici. Sapete che ha detto Clint Eastwood recentemente? Che a correre per le presidenziali avrebbe voluto Chesley Sullenberger, il pilota che 2009 ammarò magistralmente nell'Hudson salvando le 150 vite di cui era responsabile – e figura sulla quale si incentra il suo ultimo film. Marchetta? Certo. Sparata? No. Nonno Clint ci ha dato, qui, gli unici hashtags sui quali si dovrebbero concentrare tutte le nostre riflessioni social: civile e responsabile. #civile, #responsabile. Meditate, gente. Meditate.


Bridget Jones' Baby

Ecco un bel film per l'italietta del Family Day, che si appresta ora ai festeggiamenti nello spinoff dedicato alla fertilità. È proprio vero che, se un grande come Colin Firth non può permettersi di rifiutare una simile indecenza, a livello di grande-produzione, la libertà artistica è inesistente - e che, anche nell'Inghilterra della Brexit, se non fai un figlio, ti rompono i coglioni. Il caso vuole che da noi il film esca a ridosso del Fertility 'Fuckin' 'Day. (Ricordate il prologo di Magnolia? “Queste strane cose accadono di continuo.”.). Nel cast anche Patrick Demsey, lo Stranamore di Grey's Anatomy, stanco delle scopate in corsia. Di chi sarà il marmocchio? Grey's Nursery. Shit, Actually.

Vasco Rossi & Il Fertility Day

Ho impiegato trent'anni a capirlo, che Vasco Rossi è un cantautore di razza (perdonami, Blasco). Del 1983, infatti, la strofa “Credi che basti avere un figlio / per essere un uomo e non un coniglio”, dal brano Deviazioni. Coraggioso e profetico (nota per gli aderenti alla Lega: facile oggi strumentalizzare un altro celebre verso Rossiano come “è andata a casa con il negro, la troia”, quando il culo, sulla graticola, ce l'ha messo un altro). Rincara la dose (mi si risparmi l'ironia, qui, sui trascorsi tossicomaniaci del Rossi, grazie), sul finale, con i versi: “Quante volte, quante dai / C'hai pensato / a me lo puoi dire, sai / Mica ti voglio far del male, dai... / Quante deviazioni hai”. Penso non ci sia slogan migliore per chi, il 22 settembre prossimo, interromperà il coito, in opposizione a questa iniziativa. Personalmente, ritengo di avere avuto le strapalle già al tempo quando di prole non ne volevo: è grazie ad esse che oggi ho una bambina fantastica, e non il contrario.

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